Editoriali

Inter, la partenza di chi ha le idee chiare fin dal principio

Un inizio di stagione davvero promettente

Giunti alla prima sosta per le nazionali (a tal proposito facciamo un grande in bocca al lupo all’ex nerazzurro Luciano Spalletti) è tempo di un primo piccolissimo bilancio. L’Inter è partita alla grande, con tre vittorie in altrettante partite giocate. Otto gol segnati e zero subiti. Numeri alla mano, degli indici di solidità a dir poco impressionanti.

Inter, il trionfo della competenza: vincere spendendo poco

Del resto, quando dichiari a bocce ferme che l’unico vero obiettivo è la seconda stella, significa che hai già ben impresso nella mente dove vuoi arrivare. Simone Inzaghi il traguardo ce l’ha ben chiaro e non si è mai nascosto. Da quando è approdato in sella alla Beneamata -tre anni fa- è migliorato molto, sia dal punto di vista tattico che gestionale, dimostrando di avere le stimmate del grande allenatore.

Anche nel periodo più difficile della scorsa stagione, quando tra la pioggia di critiche si parlava addirittura di esonero, non si è mai scostato di un centimetro dalle sue convinzioni. Lo straordinario percorso in Champions League gli ha dato ragione e i quattro trofei sollevati in due annate ancor di più. Nel palmares avrebbe potuto esserci anche uno scudetto, ma la realtà dei fatti la conosciamo tutti. Per quest’ultimo, comunque c’è sempre tempo per rimediare. Il suo grande compito, quest’anno, sarà quello di togliersi l’etichetta da “manager da partita secca”, mantenendo lo stesso ruolino di marcia delle coppe anche in campionato.

Per farlo, nonostante le numerose restrizioni economiche, il tecnico piacentino può contare sul supporto costante di due veri e propri masterclass della dirigenza, vale a dire Beppe Marotta e Piero Ausilio. La loro oculata strategia di mercato, con un occhio sempre attento alle finanze, ha portato ad Appiano Gentile rinforzi altamente funzionali al progetto. Niente figurine, niente cifre folli, ma anzi, tutte operazioni altamente vantaggiose sia dal punto di vista tecnico che economico.

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Inter, che avvio: una partenza da… Scudetto

Con queste premesse veniamo al campionato. In un San Siro stracolmo di cuori nerazzurri arriva il Monza di Raffaele Palladino, una squadra solida e dall’identità ben definita. Tolti i rami secchi e i “mezzi uomini” (ogni riferimento è puramente casuale) l’Inter quest’anno ha in Lautaro Martinez un autentico leader, dai valori talmente grandi da non poter essere comprati nemmeno dalla pioggia di soldi arabi. All’esordio in campionato è subito doppietta.

La settimana successiva è la volta del Cagliari, compagine ostica ed organizzata ad immagine e somiglianza del proprio condottiero. Pratica archiviata in appena mezz’ora, segnano Dumfries e di nuovo il capitano. Al terzo appuntamento – non ce ne vogliano le altre – l’asticella della difficoltà si è alzata notevolmente. Ma la carta è una cosa, il campo un altra. Al Meazza, la Fiorentina soccombe per 4-0. Il Toro (due volte), Calhanoglu e un Thuram sempre più inserito guidano lo spettacolo.

In queste prime tre uscite, i nerazzurri hanno dimostrato con i fatti di essere una squadra ben costruita, ma soprattutto maledettamente solida. Lo ribadiamo di nuovo, per chi ancora non l’avesse capito: nove punti in tre partite, otto gol fatti e zero subiti. Davvero niente male per essere solo il primo periodo di rodaggio.

Inter, una rosa a misura di Inzaghi

La costruzione dell’organico, anche alla luce delle difficoltà sopra menzionate, merita davvero un’analisi approfondita, che ne metta in risalto la completezza e la varietà di uomini e caratteristiche in tutti i reparti. Sebbene non sembri essere ai livelli di Onana, Yann Sommer si è dimostrato fin qui elemento affidabile. Lo stesso si applica ad Emil Audero, la sua carriera parla per lui. Non tutte le squadre possono vantare un secondo portiere di tale caratura È sempre un orgoglio poi, poter avere in Prima Squadra un prodotto del Settore Giovanile come Raffaele Di Gennaro. Poco importa se nel ruolo di riserva d’emergenza.

Il reparto arretrato è un mix di talento ed esperienza. Bastoni non si tocca, mentre gli affidabili Acerbi e De Vrij faranno staffetta anche sulla base delle loro condizioni fisiche. In attesa dell’inserimento di Pavard, Darmian ha saputo fare di necessità virtù, dimostrandosi una vera e propria garanzia nel ruolo di braccetto. Completa il pacchetto Yann Bisseck, profilo di prospettiva cui va dato però il giusto tempo di adattamento alla nostra Serie A.

Gli interni di centrocampo sono un concentrato di esperienza, dinamismo e qualità di palleggio. Barella, Calhanoglu  e Mkhitaryan sono un connubio perfetto, fiancheggiati da Sensi, Asllani e Frattesi che hanno innalzato notevolmente la qualità complessiva rispetto agli interpreti degli anni precedenti. Klaassen garantisce quella fisicità che tutti gli altri suoi colleghi non hanno. Gli esterni, invece, sono ideali per il sistema di gioco di Inzaghi: attenti a difendere, pungenti nell’attaccare gli spazi e ad inserirsi e abili nel servire i compagni con i tempi giusti.

Dimarco e Carlos Augusto si giocheranno un posto nella corsia mancina, mentre Dumfries e Cuadrado faranno staffetta a destra. Il colombiano, con tutto il rispetto per i suoi detrattori, è ancora incisivo (anche a partita in corso) nonostante non sia più giovanissimo. Non è da tutti giocare ancora a questi livelli a 35 anni compiuti. Accelerazione, estro e cambio di passo lo rendono un cliente scomodo per qualunque retroguardia.

L’attacco ha decisamente cambiato i connotati rispetto alle stagioni passate. In linea generale, si presenta meno fisico e più rapido, caratteristica che potrebbe rivelarsi importante in vista di una maggiore fluidità nella manovra. Le ripartenze, infatti, sono un vero e proprio must del piacentino sin dai tempi della Lazio e con gli interpreti di quest’anno la velocità nel ribaltare il fronte è aumentata di parecchio, anche grazie al supporto dei braccetti, dei quinti e delle mezzali.

Lautaro l’abbiamo già incensato, capitano e leader tecnico e carismatico. Thuram sembrava dovesse essere solo un’alternativa, ma ha scalato le gerarchie calandosi in tempi record nella nuova realtà. Arnautovic è giocatore navigato rispetto al passato, in grado di abbinare esperienza e qualità. L’austriaco ha doti fisico-tecniche impressionanti nella gestione del pallone, cui abbina una spiccata visione di gioco che utilizza per mettere i propri compagni nelle condizioni ideali. L’esempio più calzante è l’assist per Lautaro all’esordio con i brianzoli.  Il suo apporto è fondamentale anche nel far respirare la squadra, mantenendo il possesso e guadagnandosi il fallo.

Completa il reparto offensivo Alexis Sanchez, che in passato ha già dimostrato di saper aspettare il suo momento e sfruttare appieno le occasioni che gli sono state concesse. Il cileno, oltre a dare profondità all’organico, garantisce una varietà di caratteristiche e una duttilità utili anche per un potenziale cambio modulo a gara in corso.

L’Inter arriva alla prima sosta come meglio non potrebbe, non solo per l’impressionante rendimento in campionato, ma anche per tutta una serie di certezze che fanno ben sperare i tifosi nerazzurri. Si è appena conclusa la terza giornata, il percorso sarà lungo e costellato da insidie. Ma come si suol dire, chi ben comincia è già a meta dell’opera. L’Inter ha avviato alla grande la propria stagione. Un inizio di chi ha le idee chiare fin dal principio.

Samuele Marcon

Classe 2000, giornalista pubblicista laureato in Relazioni Pubbliche e regolarmente iscritto all'ordine del FVG. Le mie più grandi passioni: il calcio e il giornalismo . La vita per me è una continua sfida a migliorarmi. Non esiste obiettivo che non puo essere raggiunto. Sogna, vivi ma soprattutto scrivi.

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