Editoriali

Inter: l'uscita dalla Champions è una mazzata, ma il futuro è ancora tutto da scrivere

La corsa dei nerazzurri si ferma agli ottavi, ma ciò non macchia l'ottima stagione disputata fin qui

L’uscita prematura dell’Inter dalla Champions League fa male, anzi malissimo. Nemmeno i tifosi più pessimisti ieri sera si sarebbero aspettati un epilogo del genere, sia per come si era conclusa la gara di andata, sia per il gol del momentaneo vantaggio firmato Dimarco. E invece i ragazzi di Diego Simeone la ribaltano, prima con Griezmann, poi con Depay e hanno la meglio dopo la lotteria dei calci di rigore.

Inter: fuori a testa alta, ma i rimpianti non mancano

Agli uomini di Inzaghi non si può rimproverare nulla…o quasi. Per quanto si è visto in campo, al primo round avrebbe potuto finire in maniera ben più rotonda del risicato 1-0 firmato Arnautovic, ieri peraltro assente per infortunio, ma lo scarso cinismo da una parte e le parate di Oblak dall’altra hanno tenuto a galla i Colchoneros, bravi a resistere per poi colpire al momento giusto. Certo è che il gol di Dimarco aveva messo l’Inter con un piede e mezzo ai quarti. E invece…

Il Cholo la vince con i cambi e, nella ripresa, cambia radicalmente la fisionomia del suo attacco. La scelta si rivela vincente, perchè il gol del 2-1 a una manciata di minuti dal novantesimo porta la firma del nuovo entrato Memphis Depay. Le forze fresche dalla panchina, dicevamo. Quelle che ad oggi purtroppo il tecnico piacentino non ha. E la lista dei convocati si è fatta ancora più corta dopo i forfait di Carlos Augusto e del sopracitato Marko Arnautovic, proprio coloro che si sono rivelati decisivi nella gara di andata.

Ne consegue che sulla corsia di sinistra il povero Dimarco (uscito stremato all’84esimo) non ha un sostituto. Spazio dunque al giovane Bisseck. Là davanti, l’unica alternativa a Markus Thuram – in evidente riserva di energie – si chiama Alexis Sanchez. Le altre staffette ci possono anche stare, ma che le opzioni dell’Atletico fossero più valide di quelle nerazzurre è un dato di fatto, senza voler offendere l’impegno di nessuno, sia chiaro.

Al momento di stilare la lista dei rigoristi, Inzaghi si ritrova praticamente senza tiratori. Guarda caso, tralasciando l’ultimo errore di Lautaro, a farsi ipnotizzare da Oblak sono proprio il cileno e Davy Klaassen. Dall’altra parte sbaglia Saùl, segnano invece Correa, Riquelme e Depay, tutti entrati dalla panchina. I cambi, appunto.

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Inter, a testa alta: c’è una seconda stella da conquistare e un futuro tutto da scrivere

Il preambolo concluso appena sopra, si può sintetizzare brevemente nel seguente concetto: per arrivare fino in fondo su tutti i fronti (Serie A, Coppa Italia e Champions League) serve una rosa profonda e di assoluto livello in tutti i reparti. Al momento non è questa la situazione dell’Inter e invito chi sostiene il contrario ad un’analisi più approfondita.

Così come fece ai tempi della Lazio, il tecnico piacentino ha sopperito alla mancanza di qualità e profondità dell’organico, consolidando princìpi di gioco ben precisi e coinvolgendo l’intero collettivo. Il suo lavoro in questi anni – considerate tutte le condizioni – è a dir poco mastodontico, ma i miracoli non li fa nessuno. Per tale motivo, l’uscita prematura dalla Champions è un grande dolore sì, ma non un fallimento.

Inzaghi ha dimostrato con i fatti di essere l’uomo giusto per guidare la Beneamata, una squadra che andrebbe ringiovanita e puntellata in alcuni ruoli chiave. Beppe Marotta e Piero Ausilio ne sono pienamente consapevoli e stanno già lavorando per migliorarla. A partire dalla prossima estate, infatti, l’Inter è gia sicura di avere in organico due elementi di assoluto spessore come Taremi e Zielinski e, conoscendo la serietà dei due professionisti menzionati sopra, non si escludono altri colpi low-cost prima dell’apertura ufficiale della prossima finestra.

L’eliminazione dalla Coppa dei Campioni è un boccone amaro da mandar giù, ma i nerazzurri devono leccarsi le ferite e non gettare alle ortiche l’ottima stagione disputata fin qui. Il vantaggio accumulato in campionato è piuttosto importante e difficilmente sperperabile, ma occhio al contraccolpo psicologico che potrebbe derivare dalla brutta serata del Wanda Metropolitano.

Inter, vai avanti a testa alta! C’è ancora una seconda stella da conquistare, ma soprattutto un grande futuro tutto da scrivere.

Samuele Marcon

 

 

Samuele Marcon

Classe 2000, giornalista pubblicista laureato in Relazioni Pubbliche e regolarmente iscritto all'ordine del FVG. Le mie più grandi passioni: il calcio e il giornalismo . La vita per me è una continua sfida a migliorarmi. Non esiste obiettivo che non puo essere raggiunto. Sogna, vivi ma soprattutto scrivi.

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