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Inter, Onana saluta: "Parte del cuore è triste. Sarò interista per sempre"

Il portiere saluta i nerazzurri con questa emozionante intervista.

Andrè Onana si appresta a diventare un nuovo giocatore del Manchester United. L’Inter genera una plusvalenza visto che il camerunese è arrivato a zero ed è stato venduto a 55 milioni di euro. Ecco l’intervista rilasciata ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. 

Inter, Onana: “Magari un giorno tornerò”

Come sta prima di partire?

“Sto molto bene, mi sono ricaricato a casa, in Camerun, e poi ho rivisto i miei compagni ad Appiano. Ora ho tanta voglia di iniziare questa nuova esperienza, entusiasmante e con un allenatore che per me è un maestro. Andrò in un grande campionato e in un grande club, che ha una storia enorme proprio come quella dell’Inter: ricomincio da zero e darò tutto ogni giorno per mostrare ai nuovi tifosi chi sono. Ma…”

Ma… Cosa?

“Ma una parte del mio cuore è triste: lasciare l’Inter significa lasciare una famiglia, non una normale squadra. Ho capito che essere dell’Inter è un modo di stare al mondo, di vivere la vita…”

Se l’Inter è davvero una famiglia, perché prendere questa decisione e andarsene via?

“L’importante è essere onesti e dire sempre la verità alla gente. Io sono una persona che vuole sempre nuove sfide. Giocare in Premier e per un club come lo United è irresistibile. Tutte le parti volevano che ciò accadesse… Ma ciò che conta è che se fossi rimasto sarei stato ugualmente felice perché all’Inter non ho mai avuto alcun problema. Anzi, a Milano è nata una magia che è quasi difficile da spiegare”.

Cosa intende di preciso?

“Parlo davvero di magia, una scintilla con l’ambiente. So che potrò girare il mondo, ma sarà difficile trovare tifosi così e una curva come quella dell’Inter. San Siro e il popolo nerazzurro mi hanno regalato emozioni uniche che non dimenticherò per il resto della vita. In alcune partite eravamo una cosa sola: avevo la sensazione di non giocare in 11, ma in 80mila. Poter viverlo dall’interno è stato un privilegio che il calcio e la vita mi hanno dato”

L’ultima volta in nerazzurro è stata a Istanbul: dopo più di un mese cosa resta di quella notte?

Orgoglio e tristezza. Non sa quanto mi sarebbe piaciuto portare la coppa a Milano, festeggiarla con la nostra gente. Siamo stati vicini a sfiorarla, ce la saremmo meritata: abbiamo giocato contro il City a testa alta, sono mancati solo dettagli, ma questo è il calcio… Personalmente spero di vincere la Champions con lo United, ma spero che anche l’Inter rigiochi una finale e la vinca. Lo meritano tutti i tifosi, sia quelli venuti a Istanbul che ci hanno fatto giocare come se fossimo in casa, sia quelli che hanno spinto e continueranno a spingere da fuori”.

Quale momento le rimane della scorsa stagione?

“Tante immagini: l’esordio, le prime parate in Champions. Forse la settimana più entusiasmante è stata quella delle semifinali di Champions, per ciò che rappresentava per la città e i tifosi: lì ho sentito davvero tremare lo stadio. È stato bello anche festeggiare la Coppa Italia coi compagni cantando e ballando”.

L’Inter è davvero quella cosa che si aspettava all’arrivo?

“Sapevo che sarei andato in un grande club, con grandi giocatori, ma ho trovato di più. Anche se in campionato non è andata come volevamo, la Champions ci ha riuniti. La chiamano “pazza Inter”: forse perché sono un po’ pazzo anche io, ma è la definizione più bella del mondo…”.

A quali compagni è rimasto più legato?

“Ho un ottimo rapporto con tutti, posso nominare veri amici come Calhanoglu, Cordaz, Romelu e Dumfries. Ma voglio citarne un altro, Samir Handanovic: il suo compito non è stato facile, e invece con me è sempre stato corretto. I suoi consigli e insegnamenti mi hanno reso migliore e li terrò con me, mi aiuteranno in questa nuova avventura a Manchester”.

Tra l’altro, lì c’è grande tradizione di portieri, da Schmeichel a Van der Sar fino a De Gea…

“Sì, essere scelto per continuare questa tradizione inorgoglisce e responsabilizza: voglio vincere trofei coi miei nuovi compagni”.

Un ultimo messaggio da lasciare al mondo Inter?

““Grazie” è la parola che voglio usare: la dico a tutti i lavoratori della Pinetina e della società, ai dirigenti, al presidente, al mister, ai compagni. Ma soprattutto ai tifosi: ho sentito che mi volevano davvero bene. Ho giocato a Milano un anno, ma sarò interista per sempre: ora tiferò davanti alla tv. Auguro all’Inter di vincere subito lo scudetto che ci è mancato: so quanto tutti vogliano la seconda stella, spero sia arrivato il momento di metterla sul petto!”.

Ma lei sa chi lascia l’Inter spesso vuole tornare…?

Chissà, la vita è imprevedibile, magari un giorno tornerò anch’io… E, se mai succederà, sono sicuro che le persone mi abbracceranno come adesso perché hanno imparato a conoscermi. Io, intanto, non smetterò di cantare quel coro che mi piace così tanto: “Per tutti quei chilometri che ho fatto con te, Internazionale devi vincere…” (è pure abbastanza intonato, ndr )”.

Simone Biancofiore

Classe '95 laureato in Scienze della Comunicazione all'Università di Bologna. Sono un giornalista pubblicista. Amo il calcio, la scrittura è la mia rivincita. Spesso credo nell'impossibile. Mi illudo? No, sogno.

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