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Andrea Stramaccioni - Da enfant prodige ad allenatore giramondo

Dopo le esperienze in A con Inter e Udinese, il tecnico romano è "fuggito" all'estero in cerca di fortuna, sparendo però di fatto dai radar del calcio italiano.

C’era una volta un giovane ed emergente allenatore romano, ricordato in Italia soprattutto per aver centrato prima di tutti gli altri l’impresa di sconfiggere la “Vecchia Signora” allo Juventus Stadium, a quei tempi un fortino inespugnabile. Il suo nome è Andrea Stramaccioni (Roma, 9 gennaio 1976) e, in quel memorabile posticipo del 3 novembre 2012, siede sulla panchina nerazzurra nelle vesti di allenatore della Prima Squadra.

Ma facciamo un passo indietro e ripercorriamo brevemente la carriera di colui che nel primo decennio del duemila era considerato un vero e proprio enfant prodige della panchina, per poi emigrare all’estero in cerca di fortuna, disperdendo le sue tracce. In molti, infatti, ad oggi si staranno chiedendo: ma che fine ha fatto quel giovane ed emergente tecnico dalle verdi speranze? Leggete le righe che seguono e troverete la risposta alla vostra domanda.

Dal ritiro forzato ai primi successi da allenatore delle giovanili

Cresciuto nelle giovanili della Romulea, nel 1990 Stramaccioni entra a far parte del settore giovanile del Bologna. Per la stagione 1994-1995, il tecnico dei felsinei Renzo Ulivieri lo aggrega stabilmente tra i grandi, ma la fortuna non sembra essere proprio dalla sua parte. All’ultimo minuto della gara contro l’Empoli, valevole per la Coppa Italia di Serie C, il giovane difensore centrale subisce un gravissimo infortunio al ginocchio destro. La diagnosi recita: legamenti posteriori e anteriori rotti, due menischi compromessi e il collaterale sfilacciato. È la fine della sua carriera dopo appena una partita nei professionisti.

Non potendo più giocare, a partire dal 2000 inizia ad allenare, guidando la formazione Allievi del quartiere romano di Monte Sacro, con cui vince il titolo provinciale. Dal 2002 al 2005 è il responsabile dei Giovanissimi della Romulea, con cui vince il campionato all’età di appena 26 anni. Nello stesso periodo, redige anche report sugli avversari in qualità di osservatore per il Crotone di Gian Piero Gasperini, militante dapprima in C1 e poi promosso in Serie B.

Il 1º luglio 2005, fortemente voluto da Bruno Conti, approda alla Roma. Trascorre ben sei anni nelle giovanili giallorosse, allenando Esordienti, Giovanissimi Regionali e Nazionali e Allievi, vincendo due campionati professionistici (2006-2007 e 2009-2010, quest’ultimo senza mai perdere).

Terminato il contratto con i capitolini, Stramaccioni diventa il nuovo allenatore della Primavera dell’Inter, in sostituzione del predecessore Fulvio Pea. Il 25 marzo 2012 vince la NextGen Series, battendo il temibilissimo Ajax ai calci di rigore.

La prestigiosa chiamata dell’Inter

Il 26 marzo 2012, dopo aver esonerato Claudio Ranieri, Massimo Moratti gli affida ad appena 36 anni la panchina della Prima Squadra nerazzurra, facendolo diventare il tecnico più giovane della Serie A 2011-2012, nonché il sesto per età in tutta la storia della Beneamata. Il suo bilancio all’annata di battesimo è un sesto posto finale (5 vittorie 2 pareggi e altrettante sconfitte nella sua gestione), con conseguente qualificazione ai preliminari di Europa League.

Nella stagione successiva viene riconfermato e comincia alla grande, accedendo alla fase a gruppi della manifestazione UEFA ed eguagliando il record di otto successi consecutivi in campionato di Giovanni Trapattoni (1988-89), Luigi Simoni (1997-98) e Claudio Ranieri (2011-12). Il 3 novembre del 2012, in seguito ad una prestazione stellare, i nerazzurri diventano la prima squadra in assoluto a battere la Juventus in casa propria, dopo una serie infinita di 49 gare senza sconfitte. A ribaltare lo svantaggio iniziale firmato Vidal (in netto fuorigioco non ravvisato dall’arbitro), ci pensano Milito (doppietta) e Palacio.

Tuttavia, dopo quella sfida memorabile, l’Inter inizia a calare a picco, soprattutto a causa di numerosi infortuni che colpiscono sistematicamente la squadra nel corso dell’intera annata. I meneghini escono agli ottavi di finale di Europa League per mano del Tottenham e vengono battuti dalla Roma in semifinale di Coppa Italia. Il campionato termina con un deludentissimo nono posto a quota 54 punti (appena 19 nel girone di ritorno), con record negativo assoluto di 16 sconfitte. Un bottino troppo magro per la riconferma di Strama, che  lascia il posto a Walter Mazzarri.

Una nuova opportunità: l’Udinese dei Pozzo

In seguito ad una stagione di inattività, una nuova allettante occasione bussa alla porta del tecnico romano: è l’Udinese della famiglia Pozzo. La società è riconosciuta in tutto il mondo per il suo modo innovativo di fare calcio e per la valorizzazione dei talenti. Quest’ultimo principio si applica anche alla scelta dell’allenatore, che data la sua giovane età ma soprattutto l’esperienza maturata, sembra essere il candidato ideale per proseguire l’ambizioso progetto delle zebrette. Al suo fianco, in qualità di vice, c’è anche l’ex nerazzurro Dejan Stankovic, alla sua prima esperienza in panchina.

Stramaccioni viene accolto con entusiasmo dalla piazza, ma il suo compito -va detto – non è affatto così semplice come sembra: egli, infatti, deve sostituire l’amatissimo Francesco Guidolin, che si è congedato dopo aver scritto le pagine più gloriose della storia recente bianconera (tre qualificazioni consecutive alle competizioni europee). Lo stadio casalingo dei friulani, inoltre, è un vero e proprio cantiere, essendo in costruzione quella che poi diventerà la splendida e modernissima Dacia Arena.

Un avvio col botto proietta i bianconeri nelle zone nobili della classifica, con un acclamatissimo Stramaccioni che sembra poter ripetere le gesta del suo predecessore. Anche in questo caso però, cammin facendo le cose si complicano sempre di più, subendo una piega del tutto inaspettata. La squadra stenta ad ingranare e delude, sia in termini di prestazioni, che di risultati, finendo appena al di sopra della zona rossa a quota 41 (10 vittorie, 11 pareggi e 17 sconfitte), record negativo per l’Udinese dall’era dei tre punti e delle venti squadre. A fine campionato, malgrado il forte sostegno della tifoseria, il tecnico non viene riconfermato. Al suo posto, Stefano Colantuono.

La fuga all’estero: Grecia, Repubblica Ceca e Iran

Nel novembre 2015, Stramaccioni diventa l’allenatore del Panathīnaïkos, concludendo la prima stagione in terza posizione. Non riesce però a qualificarsi alla fase ai gironi di Champions, perdendo ai preliminari e venendo rispedito in Europa League. A dicembre dell’anno successivo, dopo aver perso in coppa nazionale contro l’OFI Creta (club di seconda serie), fuori dalla fase a gruppi in UEFA e terzo in campionato, risolve consensualmente il contratto con il club.

Il 28 maggio 2017 firma un accordo di due anni con lo Sparta Praga, venendo esonerato a marzo del 2018, a causa degli scarsi risultati ottenuti. Nel giugno del 2019 sigla un oneroso biennale da circa 2 milioni di euro netti a stagione con gli iraniani dell’Esteghlal, salvo poi rescindere unilateralmente il contratto a causa di gravi inadempienze del club in merito ai pagamenti. Lascia la squadra ai quarti della coppa nazionale, terza ai gironi della Champions League asiatica e in testa alla classifica del campionato (con record assoluto di otto vittorie consecutive che gli vale il premio di miglior allenatore dell’Iran), osannato dai tifosi che implorano il suo ritorno.

L’esperienza in Qatar: dalla panchina alla cabina di commento

Nel 2021 firma, infine, un faraonico biennale da 2,2 milioni all’anno con i qatarioti dell’Al-Gharafa, con cui perde in finale la Coppa dell’Emiro (5-1 contro l’Al-Duhail) e termina il campionato in quinta posizione, mancando la qualificazione alla massima competizione calcistica asiatica. Nell’ottobre seguente, viene dunque esonerato. Attualmente, dopo aver fatto il commentatore tecnico ai Mondiali del 2022 in Qatar, Stramaccioni è entrato a far parte della squadra degli opinionisti di DAZN.

L’auspicio però è quello di rivederlo al più presto su una panchina – magari di Serie A -nella speranza che possa dimostrare tutte le qualità che molti addetti ai lavori intravedevano in lui quando era considerato un vero e proprio enfant prodige della panchina. Il tempo è ancora tutto dalla sua parte.

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Samuele Marcon

Classe 2000, giornalista pubblicista laureato in Relazioni Pubbliche e regolarmente iscritto all'ordine del FVG. Le mie più grandi passioni: il calcio e il giornalismo . La vita per me è una continua sfida a migliorarmi. Non esiste obiettivo che non puo essere raggiunto. Sogna, vivi ma soprattutto scrivi.

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