Che fine ha fatto

Walter Zenga: carisma, estro e poliedricità

Da calciatore è stato uno dei migliori interpreti della sua generazione, da allenatore ha spesso preferito il denaro al progetto tecnico

Ero l’uomo ragno. La vita, il calcio, l’amore”. Così si intitola la biografia di Walter Zenga (2021) e già questo breve claim basterebbe a descrivere nell’interezza il personaggio oggetto della nostra trattazione. Tuttavia, le vicende private non sono ambito di nostro interesse. Pertanto, in questa sede, ci limiteremo a parlare soltanto dell’aspetto sportivo. Per la vita e l’amore, si rimanda alla lettura del volume sopracitato.

L’Uomo Ragno o Il Deltaplano, così veniva soprannominato il giovane calciatore nato a Milano il 28 aprile del 1960. Carismatico, focoso e dal forte temperamento caratteriale, il portiere si distingueva per una grande abilità tra i pali, specie nel tuffo, attraverso cui compensava le non eccelse doti in uscita e nel gioco con i piedi. Nel suo ruolo è riconosciuto come uno dei migliori interpreti italiani di tutti i tempi. Le migliori prodezze le ha compiute con la maglia dell’Inter, difendendo i pali della porta nerazzurra per 12 anni di fila (473 gettoni) e sollevando uno scudetto, due coppe UEFA e una Supercoppa. Nel 2018 è stato il primo portiere ad essere inserito nella Hall of Fame del club milanese, secondo solo a Samir Handanovic per numero di presenze in Serie A. Vanta anche 58 apparizioni complessive in nazionale maggiore.

Al termine dell’attività agonistica, in piena linea con la sua eccentrica personalità, ha ricoperto diversi ruoli: “postino” nella nota trasmissione di Maria De Filippi, cantante, autore di libri, conduttore televisivo e radiofonico e commentatore, ma soprattutto allenatore e dirigente sportivo. Proprio per le ultime due posizioni, viene da chiedersi: che fine ha fatto? Scopriamolo assieme, ripercorrendo la sua carriera nei passaggi che seguono.

Zenga, gli esordi e le prime esperienze

Il padre Alfonso, portiere del Napoli, inizia a far giocare il piccolo Walter da fuori quota nei pulcini della Macallesi, una piccola squadra di Milano. La particolarità è che sul documento del ragazzo viene falsificata la data di nascita (1959 invece di 1960), per permettergli di partecipare ai campionati agonistici.

Dal 1971 al 1978, Zenga compie tutta la trafila nel Settore Giovanile nerazzurro, fortemente voluto da Italo Galbiati sin da quando era solo un ragazzino di undici anni. Raggiunta la maggiore età, viene ceduto in prestito alla Salernitana, in C1. L’inizio non è affatto dei migliori e dopo una serie di papere nelle prime partite (6 gol subiti in appena 3 presenze), decide di abbandonare la squadra. Va meglio l’anno seguente a Savona in C2, con cui colleziona 23 apparizioni complessive.

Dal 1980 al 1982 si mette in mostra con la maglia della Sambenedettese, con cui ottiene una promozione in Serie B al primo anno (secondo posto) e si consacra come uno dei migliori portieri della cadetteria nella stagione successiva. Il biennio a San Benedetto del Tronto si rivela fondamentale per la sua crescita personale e professionale, che gli vale il ritorno al suo club di appartenenza.

Zenga e l’Inter: una lunga storia d’amore ricca di successi

A ventidue anni compiuti, dopo un periodo di gavetta nelle categorie inferiori, Walter Zenga torna a varcare i cancelli di Appiano Gentile. Nella stagione 1982/1983 fa il vice di Ivano Bordon, mettendosi in mostra nelle cinque gare di Coppa Italia in cui viene chiamato in causa. Dalla stagione seguente, diventa il portiere titolare.

I primi successi sono datati 1989, anno in cui l’Inter di Giovanni Trapattoni vince lo scudetto dei record. Ben 58 punti conquistati (primato assoluto all’epoca in cui il successo valeva +2) e Aldo Serena in testa alla classifica cannonieri con 22 reti. La Beneamata si aggiudica anche la Supercoppa Italiana ai danni della Sampdoria. Due anni più tardi, sempre col Trap al timone, il club di Viale della Liberazione solleva anche la prima Coppa UEFA della sua storia. L’ultima partita di Zenga in maglia nerazzurra è proprio un’altra finale del trofeo continentale appena menzionato, vinto ai danni del Salisburgo (1993-1994) proprio grazie alle sue miracolose parate.

L’Uomo Ragno trascorre ben dodici anni in quel di Milano, venendo insignito di diversi riconoscimenti anche a livello individuale. È stato eletto “portiere dell’anno” per tre volte consecutive (1989/1991), sfiorando il titolo in altre due occasioni. Nel 1997 ha vinto il premio di “miglior estremo difensore del decennio”, classificandosi ventesimo nella lista dei migliori interpreti del ruolo del XX secolo. Pur non ottenendolo, ha ricevuto anche due nomination per il Pallone d’oro (17°e 12° posto).

Zenga, le ultime esperienze da calciatore e il ritiro

Nel 1994, nell’ambito di una trattativa che porta Gianluca Pagliuca a fare il percorso inverso, Walter Zenga approda alla Sampdoria. Dopo una prima annata in Liguria da assoluto protagonista, un grave infortunio subito all’inizio della stagione successiva lo relega ai margini della rosa. A fine campionato sono appena sette i gettoni totalizzati, motivo per cui la società blucerchiata decide di non rinnovargli il contratto.

Nell’estate del 1996 firma, dunque, un accordo annuale con il Padova, con cui totalizza 21 apparizioni, prima di trasferirsi in MLS con gli americani del New England Revolution. Nel 1998 decide di appendere “ufficiosamente” gli scarpini al chiodo, ottenendo la carica da giocatore/allenatore. Ad inizio ottobre dell’anno successivo viene esonerato e termina a tutti gli effetti l’attività agonistica.

Zenga allenatore: tra trofei, esoneri e tante dimissioni

Lasciata alle spalle la carriera da calciatore, Walter Zenga ritorna in patria e nell’ottobre del 2000 viene nominato nuovo allenatore del Brera (Serie D). Nel gennaio seguente, dopo appena pochi mesi, si dimette dall’incarico. Nell’estate del 2002 gli viene affidata la panchina del Progresul București, squadra rumena con sede nella capitale di cui, poco dopo, diventa anche il direttore tecnico. Il 5 dicembre 2003 rassegna le proprie dimissioni.

Nel luglio del 2004 accetta l’incarico offertogli dalla Steaua Bucarest, con cui vince il titolo prima di essere esonerato nel mese di maggio seguente. Pochi mesi dopo, si siede sulla panchina della Stella Rossa. Vince il campionato serbo-montenegrino e la coppa nazionale, con lo storico record di zero sconfitte casalinghe nel corso della stagione. Lascia dunque la squadra da vincitore.

Nel breve arco di tempo tra giugno 2006 e novembre 2007, Zenga siede su tre panchine diverse, alcune delle quali – come da egli stesso dichiarato – per pure ragioni economiche. Si trasferisce dapprima in Turchia, alla guida del Gaziantepspor, salvo poi rescindere il contratto ed accettare l’allettante offerta dell’Al-Ain, uno dei club più ricchi degli Emirati Arabi Uniti. Pochi mesi più tardi, risolve il vincolo con gli sceicchi e fa ritorno in Romania, allenando per un breve periodo la Dinamo Bucarest, da cui si dimette nel successivo novembre.

Zenga in Serie A: le esperienze in Sicilia

Nell’aprile del 2008 il Deltaplano subentra sulla panchina del Catania al posto dell’esonerato Silvio Baldini, riuscendo a centrare la salvezza all’ultima giornata e guadagnandosi la riconferma. Centra l’obiettivo – stavolta con largo anticipo – anche nella stagione successiva, ottenendo ben 43 punti (a quel tempo record per il club etneo, poi superato da Rolando Maran).

Nel giugno del 2009, Maurizio Zamparini lo vuole alla guida del Palermo. Il patron rosanero è ritenuto un vero e proprio “mangiallenatori” e neanche mister Z (così lo chiamavano i tifosi palermitani) ne esce indenne. Viene infatti sollevato dall’incarico cinque mesi più tardi per gli scarsi risultati ottenuti (appena 13 punti in 17 partite) e successivamente termina il rapporto contrattuale con il club.

Zenga e il fascino per… i Paesi del Golfo

Nel maggio del 2010 l’Uomo Ragno diventa il nuovo allenatore dell’Al-Nassr (Riad), salvo poi venire esonerato già a dicembre. A distanza di un mese si trasferisce a Dubai, firmando un quadriennale con l’Al-Nasr. Nell’annata d’esordio si classifica terzo, in quella dopo secondo. Alla terza stagione, il percorso è molto più complicato e la squadra termina il campionato in sesta posizione, uscendo agli Ottavi della Coppa del Presidente. Il 1°giugno 2013 Zenga è esonerato dall’incarico, nonostante un altro anno di contratto.

Nell’ottobre successivo si accasa all’Al-Jazira. Conclude il torneo al terzo posto, perdendo la finale della coppa nazionale e uscendo agli ottavi di Champions League Asiatica. Dopo appena sette mesi, risolve consensualmente il rapporto con la società emiratina.

Zenga, la parentesi Sampdoria e poi ancora estero

Nel giugno del 2015 – a sei anni di distanza dall’ultima esperienza – Zenga torna in Italia, più precisamente alla guida della Sampdoria. Tuttavia, l’esordio non è proprio dei migliori e il tecnico dei blucerchiati fa registrare la peggior sconfitta interna di una partecipante alle competizioni UEFA. Davanti al proprio pubblico, infatti, i liguri subiscono una scioccante batosta per 0-4 dai serbi del Vojvodina, con allegati fischi al termine del match. Mister Z va sotto la curva a fare mea culpa, ma il bel gesto non basta a placare il comprensibile disappunto dei presenti. La sua terza avventura in patria dura appena dodici partite, in seguito alle quali viene sollevato dall’incarico con uno score di 4 vittorie, 4 pareggi e altrettante sconfitte.

Pochi giorni più tardi è già tempo di guardare oltre. L’Al-Shaab gli offre un contratto da sei mesi del valore di un milione di dollari, ottenendo ovviamente il consenso dell’ex portiere. Tuttavia, dopo gli scarsi risultati ottenuti, nel febbraio seguente le parti optano per la separazione consensuale. Il 30 luglio 2016 assume quindi la guida del Wolverhampton, club di seconda divisione inglese. Nell’ottobre seguente, viene esonerato con la squadra terzultima in classifica.

Zenga, di nuovo in Italia: Crotone, Venezia e Cagliari

Ad inizio dicembre del 2017 Zenga si siede sulla panchina del Crotone, al posto dell’esonerato Davide Nicola, con il compito di condurre alla salvezza il club calabrese. L’Uomo Ragno entra subito in sintonia con la piazza (ne sono un esempio i numerosi video che lo ritraggono sotto la curva, mentre canta a squarciagola “Ma il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano). Nonostante uno score di 23 punti in altrettante partite, non riesce a ripetere l’impresa del suo predecessore. Al termine della stagione, in conferenza stampa, dichiara: “Vado giù con la morte nel cuore” – aggiungendo poi: “Mi sarebbe piaciuto regalare a questa gente quei tre punti in più che sarebbero valsi la permanenza in Serie A” – prima di annunciare ufficialmente le sue dimissioni.

Il 12 ottobre seguente sostituisce Stefano Vecchi al Venezia, in Serie B. Dopo un buon inizio, dalla sosta natalizia in poi la squadra cala vertiginosamente, scivolando in zona play-out. Il filotto negativo gli costa l’esonero (5 marzo 2019). Al suo posto, Serse Cosmi. Nel marzo del 2020 assume la guida del Cagliari, al posto di Rolando Maran. Debutta solo pochi mesi più tardi, a causa dello stop forzato dovuto alla pandemia e, nonostante il tredicesimo posto finale, non viene confermato dal presidente Tommaso Giulini.

Zenga oggi: che fine ha fatto?

Quella in terra sarda è – ad oggi – l’ultima esperienza di Walter Zenga in qualità di allenatore. Lo scorso maggio ha annunciato attraverso i propri profili social una nuova esperienza da dirigente. Per i prossimi due anni, sarà infatti il direttore tecnico del club indonesiano Persita Tangerang.

In un’intervista rilasciata qualche mese fa al Corriere della Sera, l’ex portiere ha dichiarato che il suo più grande desiderio rimane quello di allenare l’Inter. Per carità, sognare è lecito. Il suo pedigree da tecnico però, ha messo in luce – tra esoneri e dimissioni – una generale incompatibilità verso progetti a lungo termine, facendogli assumere più i connotati del “Traghettatore”.

In occasione di un’apparizione televisiva antecedente a quella appena menzionata, l’Uomo Ragno si è espresso a cuore aperto, manifestando qualche rimpianto sulle sue scelte passate. – “Mi sono fatto prendere dalla fretta di arrivare prima in posti importanti” – ha ammesso, aggiungendo poi: “Il percorso di crescita andrebbe sempre fatto con calma, con attenzione e prendendo le giuste decisioni. Io sono andato via da tanti posti perchè mi avevano offerto contratti migliori e ogni volta che ho seguito il denaro ho sempre sbagliato.”

Walter Zenga è anche questo: un personaggio unico nel suo genere non solo in merito a personalità, ma anche per l’onestà, la sincerita e la schiettezza che da sempre lo contraddistinguono. Come da copione, non mancano poi le uscite a tono. Chiedetelo al giornalista Enrico Varriale se non mi credete.

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Samuele Marcon

Classe 2000, giornalista pubblicista laureato in Relazioni Pubbliche e regolarmente iscritto all'ordine del FVG. Le mie più grandi passioni: il calcio e il giornalismo . La vita per me è una continua sfida a migliorarmi. Non esiste obiettivo che non puo essere raggiunto. Sogna, vivi ma soprattutto scrivi.

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