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Complimenti all’Inter, ma Frattesi impari il rispetto

I ragazzi di Cioffi oppongono strenua resistenza, ma in pieno recupero il predominio territoriale dei nerazzurri si concretizza

Nel posticipo della trentunesima giornata di Serie A, l’Inter batte l’Udinese in pieno recupero e si avvicina sempre di più alla conquista dello scudetto. Al gollonzo di Samardzic nel primo tempo, rispondono Calhanoglu (su rigore) e il subentrato Frattesi all’ultimo respiro. Per la seconda stella, ormai, manca solo la matematica.

Udinese-Inter, piccolo momento amarcord

Molti di voi ancora non lo sanno, ma – sebbene io scriva per questa redazione oramai da quasi un anno – la mia squadra del cuore è una soltanto e lo sarà per sempre: l’Udinese. Udine è la mia città, la terra in cui sono cresciuto. Ma è anche il luogo in cui gioca il club che mi ha fatto innamorare per la prima volta di quel meraviglioso sport che si chiama calcio.

A quei tempi, avevo solo 10 anni e – a differenza di tutti gli altri miei coetanei – non tifavo l’Inter, il Milan o la Juventus, ma bensì l’Udinese di Francesco Guidolin. Una squadra che faceva sognare in grande una piccola cittadina di 100.000 anime sotto i colpi da campione dell’immenso Totò Di Natale e di tanti altri ragazzi emergenti, uno su tutti El Niño Maravilla Alexis Sanchez, ieri in campo proprio con la maglia nerazzurra.

In quegli anni, i friulani stupivano e i meneghini arrancavano, in pieno rinnovamento dopo il Triplete centrato da Josè Mourinho. Oggi, la storia è ben diversa. Permettetemi pertanto di svestire per una volta i panni del giornalista e di esprimere il mio punto di vista su quanto accaduto ieri da semplice tifoso.

Udinese-Inter, la partita di ieri

Innanzitutto, è doveroso fare i più sinceri complimenti all’Inter che – pur trovando il vantaggio solo in pieno recupero – ieri non ha rubato nulla, anzi. Senza gli interventi di uno straordinario Maduka Okoye e il vantaggio fortuito firmato Samardzic, il punteggio avrebbe potuto essere ben più rotondo.

Lo dicono anche le statistiche: 23 tiri totali contro 3 (6-1 in porta), 8 calci d’angolo a 0 e il 77% di possesso palla degli uomini di Simone Inzaghi contro il 23% dei friulani sono la prova inconfutabile di un dominio assoluto. Estendendo questa supremazia su più larga scala, le 26 partite vinte in 31 giornate (con 4 pareggi e una sola sconfitta), andando sempre a bersaglio (record) e subendo solo 15 reti, la dicono lunga su chi meriti davvero di vincere il campionato.

Con queste premesse, dire che l’Udinese ieri ha fatto esattamente la partita che doveva fare non è affatto un’eresia. I bianconeri quest’anno sono una squadra qualitativamente molto povera, con problemi strutturali evidenti a prescindere da chi siede in panchina. Lo dicono i risultati, la classifica e ancor di più il (non) gioco espresso, soprattutto contro le dirette concorrenti.

Ho sempre criticato aspramente Gabriele Cioffi, a mio modesto parere un miracolato della nostra Serie A. Ma, oggettivamente, più di così ieri i suoi ragazzi non potevano fare. Hanno retto stoicamente contro gli assalti continui dei nerazzurri, giocando senza attaccanti causa squalifica di Lucca e i forfait di Brenner e Davis.

Sul finale del match, anche la sfortuna ha giocato la sua parte. Il subentrato Lovric alza bandiera bianca, i centrocampisti in panchina sono finiti. Al suo posto Festy Ebosele, un esterno di centrocampo adattato a seconda punta, con il Tucu Pereyra che si abbassa a fare la mezzala.

A circa un quarto d’ora dalla fine s’infortuna anche Florian Thauvin. I cambi sono già stati tutti effettuati e il francese è costretto a rientrare in campo vistosamente zoppicante. L’Udinese è praticamente in dieci, Inzaghi se ne accorge e chiede ai suoi di spingere a più non posso. Resistere all’ondata nerazzurra in queste condizioni diventa una missione impossibile. Così si spiega il gol di Frattesi, a soli due minuti dal triplice fischio.

La panchina nerazzurra e tre quarti di stadio esplodono di gioia, mentre per i friulani è l’ennesima beffa in pieno recupero. Ancora una volta, preziosi punti salvezza che svaniscono. L’Inter non ha rubato nulla, ribadiamo. Ma i bianconeri, oltre ad essere un organico non particolarmente eccelso, sono anche parecchio sfortunati.

Udinese-Inter, considerazioni finali

Ancora un paio di considerazioni da puro tifoso friulano e poi concludo, giuro. Non era di certo quella di ieri la partita da vincere a tutti i costi per le Zebrette, sia chiaro. Ma quando ti trovi invischiato nelle sabbie mobili a poche giornate dalla fine, ogni battuta d’arresto diventa una tragedia greca.

Per questa ragione, mi permetto di dire che l’esultanza di Frattesi e dell’intera panchina nerazzurra in faccia a quella avversaria poteva essere quantomeno più contenuta. Nel rispetto di una società la cui permanenza in massima serie non è mai stata incerta come quest’anno e di un contesto ambientale che ha visto le rispettive tifoserie sostenere i propri beniamini senza offendersi vicendevolmente. Il buon Simone Inzaghi, che nel post-partita ha espresso i più sinceri complimenti ai bianconeri, ricordasse al ragazzo che cosa significa avere rispetto.

Il rispetto per una piccola società di provincia di appena 100.000 abitanti, da sempre riconosciuta a livello mondiale per aver dato la possibilità a giovani ragazzi come lui di affermarsi nel calcio che conta e che – dopo ben 29 anni consecutivi di Serie A – oggi rischia come mai prima d’ora la cadetteria. Ma questo, come anticipato sopra, è solo il piccolo sfogo di un tifoso consapevole che, se la sua squadra retrocede, difficilmente potrà tornare nel calcio che conta.

Complimenti ancora, dunque, all’Inter per l’ennesima prova di forza che la avvicina inesorabilmente alla conquista della seconda stella. Un grande in bocca al lupo, invece, all’Udinese che – anche senza Thauvin e Lovric – ora dovrà giocarsi il tutto per tutto negli ultimi appuntamenti. Per scongiurare il dramma sportivo di un intero popolo, unito dalla passione per quella piccola squadra di provincia che un tempo stupiva tutti in Italia e in Europa.

Samuele Marcon

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Samuele Marcon

Classe 2000, giornalista pubblicista laureato in Relazioni Pubbliche e regolarmente iscritto all'ordine del FVG. Le mie più grandi passioni: il calcio e il giornalismo . La vita per me è una continua sfida a migliorarmi. Non esiste obiettivo che non puo essere raggiunto. Sogna, vivi ma soprattutto scrivi.

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